Una nuova vita – Pillola
La fuga
Da Napoli a Dublino in cinque giorni. Giornate ansiose, piene di paura. Ho lasciato la città partenopea travestita da uomo. Dovevo passare inosservata sotto gli occhi di chi poteva già cercarmi. Ho risalito l’Italia e passato confini cercando di non lasciare tracce. L’Irlanda non è la mia meta, è solo una tappa. Un punto dove scomparirò, per sempre. Il peso di questi giorni è enorme. Sento un dolore profondo sulla cervicale. Una tensione che non riesco ad allentare. Cammino rasente ai muri. Evito le persone. Spero che nessuno mi noti e si ricordi chi sono. Appartenevo a un uomo importante e sono andata via da sola. Chi mi vedesse potrebbe farsi delle domande, chiamare la famiglia e chiedere. Sarebbe la fine per me. Sparirei senza lasciare traccia. Sarei cancellata dalla faccia della Terra e dalla memoria di chiunque. Mai esistita. Trattenere il fiato per così tanto tempo mi fa male, indolenzisce ogni muscolo, ogni nervo. Se qualcuno si avvicinasse potrei urlare. Non vedo l’ora che sia finita. Voglio togliermi di dosso la pelle di Teresa per poter essere nuova, pulita, libera. Sono pronta a tutto per poter avere una seconda possibilità.
Sono appena arrivata in città ed è arrivato il momento di cambiare identità. Dalla stazione di Connolly, seguo una ragazza. Abbiamo la stessa altezza e siamo entrambe bionde. Lei è fatta, riconosco i sintomi. Cammina curva, ondeggia, ha lo sguardo spento. I movimenti lenti, imprecisi. Si dirige verso un piccolo giardino pubblico. Sentieri di selciato, pochi passanti frettolosi e qualche panchina sotto grandi alberi. Si lascia cadere su una di esse. Sembra guardare la gente che passa, ma gli occhi sono semichiusi, appannati. È guardata con compassione da gente che passa oltre senza fermarsi. Mi siedo poco lontano, resto a guardarla. Lei è la mia vittima designata, devo solo aspettare il momento giusto. Sono stata come lei.
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