Il doppio volto dell’assassino – Pillola

Il doppio volto dell’assassino – Pillola

Doppio volto assassino thriller

 

La sopravvissuta – Londra, oggi

Burt Miller, ferma l’auto a debita distanza dagli ingressi del cimitero di Highgate in Swain’s Lane. Scende dall’auto e si massaggia la schiena. Ne approfitta per guardare il cielo. È azzurro, senza una nuvola; un vento leggero porta il profumo delle conifere.

Un mese di settembre soleggiato e tiepido. È la fine di una bella estate londinese. Una giornata troppo bella per un funerale. L’uomo si guarda intorno. C’è l’elegante muro di cinta del cimitero, con le colonne in cemento e i pannelli in ferro battuto.

Si è informato su quel quartiere, a nord di Londra. Una zona residenziale di alto livello. L’atmosfera che si respira tra quelle strade è tranquilla. Ha visto sfilare lungo le vie tanti bei negozi e qualche ristorante alla moda. La vita sociale è ricca di eventi artistici e culturali.

Si dirige con passo deciso verso uno dei cancelli. Si ferma appena oltre e la sua attenzione è attratta dall’arrivo del custode. Un uomo in divisa, imponente. È brizzolato, con un taglio corto, la barba curata che circonda le labbra sottili. Lo sguardo è severo e risoluto. L’ispettore infila la mano nella tasca interna della giacca. Estrae un porta-documenti nero con il suo tesserino. Un gesto meccanico che ripete da sempre. Lo mostra al suo interlocutore che legge la sua qualifica.

L’uomo si concentra sul documento che ha davanti agli occhi. Dopo un istante scuote la testa.  Burt sospira, dovrà dare qualche spiegazione.

«Buongiorno, mi chiamo Burt Miller. Sono un investigatore assicurativo. Vorrei visitare questa zona del cimitero prima di recarmi al funerale Livingston».

«Non è possibile. Le visite si possono effettuare solo in giorni prestabiliti e su prenotazione. Per le esequie Livingston deve recarsi all’altro ingresso. Le lascio un libretto illustrativo. Contiene tutte le informazioni necessarie per organizzare la sua visita».

Secondo ingresso

Consegnato l’opuscolo, l’uomo sembra incombere su di lui. È chiaro che non gli permetterà di andare oltre. Non ha altra scelta che voltarsi e uscire. Il custode resta sulla soglia a osservarlo. Sotto quello sguardo vigile, Burt attraversa la strada. Per farsi un’idea di quel posto che non conosce, dovrà preparare una passeggiata con sua moglie. Vive a Londra da sempre, ma ci sono posti che non ha ancora mai visto. La sua curiosità personale e professionale è il suo punto di forza, ma anche la sua ossessione. Chissà cosa c’è dietro quella recinzione?

Il nuovo ingresso è controllato da un custode anziano, un po’ più disponibile.

«Buongiorno, mi chiamo Burt Miller. Sono un investigatore assicurativo. Vorrei assistere al funerale Livingston. Non disturberò la cerimonia con la mia presenza o con qualche domanda».

«Oh, non ho avuto indicazioni per limitare l’accesso. Comincerà tra poco più di mezz’ora. Percorra questo viale sino in fondo, giri a destra e di nuovo sino al fondo. È nella parte nuova. C’è un grande prato con già le cinque bare predisposte. Non può sbagliare. C’è un’indagine in corso?»

Burt non vuole dare quell’informazione a un perfetto sconosciuto. Preferisce congedarsi e dirigersi verso il punto indicato.

Accesso al funerale

Il custode lo segue con lo sguardo. Tutta Londra è rimasta sconvolta dalla morte di quelle cinque persone. Ne hanno parlato tutti i giornali. La data del funerale non è stata divulgata. Lui deve solo impedire l’accesso ai giornalisti. Non ha indicazioni per altri tipi di visitatori.

Burt Miller percorre il viale. Ha l’abitudine di guardarsi intorno. Ci sono sentieri stretti, antiche tombe di famiglia, lapidi grigie. Un cimitero che non fa paura o mette tristezza. Tra quelle strade c’è solo silenzio e pace. Prosegue per una via larga, in mezzo agli alberi alti e frondosi. La terra del sentiero è coperta da una sabbia grigia e fine, rende i passi ovattati. Le aiuole sono curate e le tombe sono allineate. Tutto è preciso e ordinato in quel luogo. La calma sarebbe assoluta se non ci fosse il cinguettare degli uccelli. L’atmosfera è piena di pace e serenità. Burt inspira, mentre cammina lento. Gli arriva l’odore dei fiori freschi. Un profumo intenso che scivola nell’odore umido di quelli che stanno appassendo. Gli alberi spandono aroma di resina. A ogni passo, la sabbia odora di polvere. Un leggero vento, sottile e lento, muove appena le foglie sui rami. La sua mente vaga e assorbe i dettagli di quel luogo. Personaggi famosi riposano in quel cimitero al fianco di gente benestante. Lapidi scolpite, tombe di famiglia, statue di pietra e di marmo segnano la loro ultima dimora.

Il prato in fondo al viale è verde. Un colore uniforme, fitto, squillante e falso. L’erba sembra pettinata, tagliata tutta alla stessa altezza. Non uno stelo fuori posto. Una fila di alberi segna un lato del prato e spande l’ombra. In quel punto sono state disposte le cinque bare in fila, chiare, lucide, coperte di fiori rossi.

Davanti ai feretri

A qualche passo dai feretri, cento sedie disegnano un quadrato perfetto. Dieci sedie per dieci file. Al centro della fila c’è un passaggio di poco più di un metro. Niente fiocchi o nastri viola. L’immagine che se ne ricava è di austero cordoglio. Le corone sono poste a una certa distanza dalle bare, con fiori rossi e fasce lilla. Un leggio, una cassa, un microfono. Tutto è pronto. Burt non può fare a meno di pensare che tutto sia elegante e discreto, ma un po’ freddo e anonimo. Si guarda intorno, cerca il posto giusto da cui osservare la cerimonia. Sotto un albero, lungo il sentiero, c’è una fila di panchine di pietra. Potrà vedere e sentire tutto, ma non disturberà con la sua presenza.

Mancano solo quindici minuti. Il primo ad arrivare è il pastore. Un uomo alto, con i capelli candidi, il viso magro. Il completo nero con un paramento viola al collo, un libro nero aperto davanti a sé. Immerso nei suoi pensieri, sembra mormorare una preghiera. Non dimentica di alzare lo sguardo e controllare la strada che percorre.

Dietro di lui, una dozzina di persone in abiti scuri. Le donne indossano il cappello e gli occhiali neri. Gli uomini sono soffocati da colletti bianchi e cravatte nere.  I saluti sono discreti e formali. Chi non saluta si siede nelle ultime file. Nei minuti successivi, altri si uniscono e ripetono le stesse frasi. Burt li divide mentalmente in due gruppi. Il primo, più corposo, è composto da parenti e amici che parlano sottovoce. Incuriosito cerca di distinguerli.

Alcuni sono familiari, si salutano, si abbracciano, piangono. Altri sono amici, stringono le mani, magari si presentano. Sono commossi. Restano le persone che non hanno detto niente. Potrebbero essere clienti della clinica e curiosi. Nessuno lo guarda. Non lo avvicinano e non gli offrono un posto tra di loro. Lui resta a guardare ogni viso. C’è tanto dolore in quei volti.

L’atmosfera cambia all’improvviso. Tutti si voltano verso il viale. Aumenta il brusio. Alcuni volti si contorcono in una smorfia di rabbia, altri si coprono la bocca con una mano. Sta arrivando una donna, sola.

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Maria Caterina Comino

Amo scrivere da sempre, ma pubblico dal 2011. Mi piace il genere noir. Mi piacciono i romanzi di avventura e le storie che parlano di animali. Amo sperimentare qualche genere nuovo, ma devo avere in testa la storia. Adoro fare ricerca per le ambientazioni e per qualche personaggio. Ho scoperto i lupi e gli orsi, domani potrei innamorarmi di qualche altro animale. Adesso il mio genere preferito, almeno per un paio di romanzi, è la stregoneria.